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luni, aprilie 22, 2024

Storia e leggenda nel Carnevale di Castellamonte

Trebuie citit

Si è conclusa il 14 febbraio 2024 , la 70-esima edizione dello Storico Carnevale di Castellamonte.

Con il rogo del Re Pignatun si è chiusa la sera del 14 febbraio la serie di eventi dedicati al Carnevale Storico di Castellamonte.

La Bela Pignatera, il Primo Console, e tutta la loro corte, damigelle e terzieri, con la suite di carri allegorici, hanno sfilato per le vie del paese, concludendo i dieci giorni di festa organizzati dalla Pro Loco di Castellamonte.

Il Carnevale castellamontese ha antiche origini nelle feste pagane dell’antica Roma, „Lupercali” – celebrazioni di febbraio in onore del sole che iniziava la sua marcia ascendente, quando ogni famiglia sacrificava un animale , di solito un maiale. Ecco perché per molto tempo nel periodo di carnevale, quanto meno in Canavese , pezzi di maiale (frèsse ,quaiètte, piutìn) venivano donati agli amici, con i quale spesso ,si banchettava, sovente celando le proprie sembianze naturali, dando origine all’uso delle maschere, di solito rappresentando animali con code e corna, oppure streghe e vecchio, simbolo del crudo inverno ormai trascorso. Coperti dall’anonimato delle maschere, le persone spesso trascendevano in gesti inconsulti, cantando inni osceni, spesso parodie sulla chiesa o funzioni sacre, che ebbero come risultato l’imposizione dell’imposizione ecclesiastica dei 40 giorni, la Quaresima nel 400 d.Ch, quando il Vescovo di Torino, San Massimo riprovando aspramente l’uso e l’abuso dei atti durante i „giorni grassi” di primavera, riuscì ad includere nel periodo carnevalesco questi giorni di festini.

In un atto risalente al 24 maggio 1197 del carteggio della chesa di Belmontee Busano, si legge la parola „carnis leva-men”, ossia privazione di carne…dal quale il vocabolo che oggi conosciamo.

Il simbolo del carnevale di allora, a Castellamonte, era come oggi, un fantoccio fatto di paglia e segatura, di proporzioni rilevanti, che , dopo esser’ stato osannato sfilando per le vie del borgo in festa, veniva abbruciato nella piazza. Danzavano giovani attorno alle ceneri ardenti, saltandoci poi sopra. Si diceva che chi non riusciva ad eseguire bene questo salto, non avrebbe trovato tutto l’anno la „morosa”, o che la morosa l’avrebbe tradito ( se il giovane ce l’aveva).

Dal dopoguerra il caratteristico „Re Pignatun” venne creato ad immagine e somiglianza caricaturale di un cosiddetto „notabile” locale, e la tradizione è diventata norma costante del carnevale castellamontese, unica nel suo genere.

Ornato di paludamenti che ricordano l’attività, le cariche, le doti e i difetti del concittadino designato, il popolare emblema, che è diventato uno dei simboli del carnevale di Castellamonte, sfila, la domenica e il mercoledì di carnevale tra gli osanna del pubblico, da San Rocco a San Grato, preceduto dai tantissimi carri allegorici e dai sempre più numerosi personaggi denominati „storici”, che si riallacciano alle vicende medioevali del borgo. Viene poi bruciato sulla piazza come ultimo atto del carnevale e di li ha inizio la Quaresima.

Sfilava agli albori del carnevale castellamontese „il bue grasso”, che veniva poi vestito a festa con fiocchi sulle corna e coda, per poi essere macellato, ovvio.

C’erano lanci di farina, lupini, torsoli, fagioli…corse di cavalli, combattimento di animali, danze popolari in festosi concerti.

Erano d’obbligo la distribuzione gratuita dei fagioli cotti. A Castellamonte , più tardi ai fagioli si aggiunsero le famose „quaiètte”, le quali per molto tempo si distribuivano alla domenica grassa, in piazza Vittorio Veneto e sempre a Castellamonte, era d’obbligo la rottura delle pignatte appese con una corda in alto, attraverso ad una via, e che dovevano essere frantumate dai concorrenti bendati, con bastoni.

La storia medioevale aggiunge al Carnevale la „Bela Pignatera”. Nel 1386 la popolazione di Castellamonte entrava in ribellione con la nobiltà pretendendo diritti, libertà, alleggerimenti fiscali, ed indipendenza comunale.
In quell’epoca il Conte di Castellamonte era un tale Uguccione, un conte noto per la sua crudeltà, mentre la sua sposa Isabella di Montebello, vittima innocente del marito tiranno, era stimata per la sua generosità e ben amata da tutti i paesani. Quando la ribellione dei castellamontesi arrivo alle porte del castello, lo incendiarono e gli occupanti morirono nelle fiamme. Avrebbero voluto poi risparmiare la contessa Isabella, almeno la salma sua avrebbero voluto risparmiare, e non trovandola, la credettero incenerita nel torrione distrutto dalle fiamme. Tutto il paese la pianse morta. Ma Isabella, tramite un sottopassaggio segreto era fuggita verso la Crus del Ciàp e fu salvata da alcuni famigliari valdostani.

Successivamente grazie a lei ci fu la riappacificazione tra la nobiltà ed il popolo.
La felicità del popolo fu non poca e dal Castello partì una grande fiaccolata, capitanata da tre antichi terzieri, uno di essi veniva soprannominato “Primo Console” ed erano assistiti dal „Clavario”, che scese fino al Borgo dove la contessa venne nominata “Bela Pignatera”, le fu assegnata una corte d’onore composta dalle sette damigelle, rappresentanti le sette porte di Castellamonte.

Via: Castellamonte e la sua storia (Vicende e personaggi dalle origini ai nostri anni)di Giuseppe Perotti.

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